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Intolleranze e Allergie alimentari

Con questo articolo spero di esservi d’aiuto nel fare chiarezza riguardo la differenza tra Intolleranze e Allergie alimentari. Le cose da sapere non sono molte, ma la miriade di teorie ed opinioni in circolazione può indurre facilmente chi si confronta con questi concetti per la prima volta, a dubbi o incomprensioni.

Le seguenti affermazioni e definizioni sono tratte dal libro:

Allergie e Intolleranze Alimentari, della collana Naturalmente Medicina 

Di Lina Conti

Pubblicato da Giunti Demetra, 2005

 Libro che consiglio vivamente a tutti coloro che vogliono approfondire le proprie conoscenze sul tema, in quanto espone con chiarezza tutto ciò che è essenziale sapere, con un linguaggio semplice, schematico ed immediato, è inoltre arricchito da consigli e riferimenti che ne facilitano la consultazione.

Per definire i disturbi legati all’ingestione del cibo è stata proposta la seguente classificazione

LE REAZIONI AVVERSE AL CIBO:

REAZIONI TOSSICHE: (Che dipendono dalla tossicità degli alimenti, es: i funghi non commestibili, cibi avariati ecc…)

REAZIONI NON TOSSICHE:

  • ALLERGIE ALIMENTARI (Reazioni immunologiche)
  • INTOLLERANZE ALIMENTARI (Reazioni non immunologiche)

ALLERGIE ALIMENTARI:

  • IgE mediate  (sostenute dalla produzione di anticorpi specifici IgE)
  • non IgE mediate  (caratterizzate da reazioni di ipersensibilità ritardata mediate dal sistema immunitario, senza produzione di anticorpi specifici della classe IgE)

INTOLLERANZE ALIMENTARI:

  • enzimatiche
  • farmacologiche
  • indefinite (additivi, conservanti…)

Allergie IgE mediate: Chi soffre di allergia presenta una sensibilità individuale accertata nei confronti di una o più sostanze che, entrate in contatto con l’organismo, stimolano una risposta del sistema immunitario. I sintomi delle allergie possono variare a seconda che queste siano sostenute dalla produzione di anticorpi IgE o da meccanismi patogenetici mediati da particolari linfociti ad azione citotossica (manifestazioni cellulo-mediate). Nel primo caso possono essere: a carico del cavo orale, della cute, dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente o, nei casi più gravi, coinvolgere l’intero organismo. La diagnosi è effettuata tramite: test cutanei, sierologici o di provocazione. Le allergie più comuni sono: al latte, alle uova, a pesci molluschi e crostacei, al frumento (da non distinguere con la celiachia, chi è allergico al frumento può mangiare segale orzo o avena che contengono glutine), alle arachidi, alla soia, alla frutta oleosa e ai semi (frutta secca e a guscio), a frutta e verdura, al nichel e al lattice.

Allergie non IgE mediate: I meccanismi immunologici che generano queste patologie non sono sempre ben noti, la sintomatoligia compare alcune ore o anche alcuni giorni dopo l’assunzione dell’alimento responsabile, così che questo è più difficilmente individuabile. La malattia celiaca denominata anche celiachia, o morbo celiaco, o enteropatia da glutine è la più nota di questo gruppo di malattie allergiche.

Intolleranze alimentari: Le intolleranze di tipo enzimatico sono causate dalla mancata o scarsa produzione di specifici enzimi indispensabili per metabolizzare e rendere assimilabili alcune componenti alimentari. La più frequente di questo gruppo è l’intolleranza al lattosio causata dalla carenza dell’enzima lattasi, il quale scinde il lattosio in glucosio e galattosio dando luogo alla digestione dello stesso. Il deficit di lattasi congenito, presente cioè dalla nascita e geneticamente determinato, è una rara sindrome che non consente la digestione del lattosio e si presenta con diarrea e disidratazione anche grave. Quando presente si mantiene costante nel tempo, poichè è legato a un difetto genetico immodificabile. Il deficit di lattasi geneticamente determinato, ma a esordio tardivo, può instaurarsi sia negli adulti che in bambini in età scolare. In questi casi il deficit non è mai assoluto, così che piccole quantità di lattosio possono essere consumate, secondo la tollerabilità individuale. Nei lattanti e nei bambini piccoli può manifestarsi deficit di lattasi secondario a patologie intestinali (infezioni di origine batterica o virale, parassitosi,gravi malnutrizioni, allergie alimentari con localizzazione gastrointestinale della risposta allergica) accompagnato da alterazione reversibile della mucosa intestinale e distruzione del corredo enzimatico, con ridotta produzione di lattasi. In questo caso l’esclusione temporanea del latte dalla dieta risolve la sintomatologia, il turnover cellulare promuove la sostituzione delle cellule danneggiate con cellule indenni capaci di sintetizzare l’enzima e consente il recupero della tolleranza al lattosio. Negli adulti, possono indurre un deficit di lattasi secondario, alcune patologie infiammatorie a localizzazione intestinale, come il morbo celiaco non trattato, alcuni farmaci chemioterapici, l’alcolismo cronico. Sintomi: meteorismo, distensione dell’addome, dolori e crampi addominali, diarrea. La diagnosi è effettuata tramite Breath Test dopo carico di lattosio. In condizioni normali il lattosio è scomposto in glucosio e galattosio, poi assimilati nell’intestino tenue, un deficit di lattasi blocca la metabolizzazione dello zucchero che raggiunge il colon ed è fermentato dalla flora batterica intestinale, con liberazione d’idrogeno gassoso. L’idrogeno prodotto è assorbito dal sangue e poi eliminato con l’aria espirata dai polmoni, la presenza di idrogeno nei campioni  di espirato analizzati è indice di mancata digestione del lattosio e permette di formulare la diagnosi di intolleranza. Nei quadri di intolleranza al lattosio non sono presenti i sintomi extraintestinali caratteristici delle allergie (dermatite, orticaria, asma) e ciò rende agevole la diagnosi differenziata tra le due patologie. La dieta da seguire prevede l’eliminazione del lattosio secondo la tolleranza individuale, la definizione del grado di tolleranza deve essere stabilito mediante la comparazione tra l’assunzione di quantità progressivamente crescenti di latte e la comparsa dei sintomi in soggetti che abbiano seguito precedentemente una dieta di esclusione. NB: la tolleranza aumenta se l’assunzione di latte o derivati avviene all’interno di un pasto ben strutturato.

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Gli integratori

Da un pò di tempo sono in commercio gli integratori di lattasi, compresse o gocce che assunte prima dei pasti dovrebbero permettere ai soggetti affetti da intolleranza al lattosio di digerire i cibi che ne contengono, ponendo rimedio alla carenza enzimatica (deficit di lattasi) che da luogo all’intolleranza. I più noti sono il Silact, che è in gocce e va diluito nel latte stesso o in acqua prima dei pasti, il Caolat, ed il Lacdigest che sono in compresse e vanno assunte poco prima del pasto, ma ce ne sono degli altri, tra cui il Lactaid ed il Digerlat da poco pubblicizzato in tv.

Cosa dire a riguardo…non sono per tutti efficaci, alcune persone raccontano di trovarsi bene, specialmente con il Caolat che sembrerebbe più forte del Lacdigest, altre non hanno riscontrato benefici, ma questo dipende dal fatto che l’intolleranza è una patologia del tutto soggettiva, ogni caso ed individuo differisce dall’altro per via del grado di tollerabilità.

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La celiachia

Come ho già detto in precedenza, poche fiale di Colopten mi garantivano protezione (pur mangiando un pò di tutto) per circa 6 mesi. A forza di esagerare con il lattosio dopo questi 5-6 mesi iniziavo ad avere i primi fastidi: alitosi, un pò di bollore all’intestino o gonfiore sotto gli occhi, sintomi che duravano qualche ora o al massino un paio di giorni, all’arrivo dei quali me ne stavo una o due settimane senza sgarrare e tutto passava, se queste settimane di “riposo” non erano sufficienti allora prendevo il Colopten. Da almeno dieci anni a questa parte, arrivavo al punto di dover prendere il Colopten sempre alla fine dell’anno, ovvero dopo Natale che era il periodo in cui mi davo la botta di grazia 🙂  !! Per chi fosse ancora scettico, ora arriva il bello…presi l’ultima fialetta il 31 dicembre 2006, iniziai ad avere i primi fastidi (bollori, gonfiore ecc..) a maggio 2007, esattamente 5 mesi dopo, all’arrivo di questi campanelli d’allarme, sapendo che non c’era più il mio bel Colopten, iniziai subito ad eliminare il lattosio, limitandomi ad una pizza ogni tanto il fine settimana; per evitare spiacevoli situazioni cominciai a prendere anche dei fermenti lattici, ma questi non avevano niente a che vedere con la funzione del Colopten e così si ripresentò la stessa storia di quando ero bambina, scatole e scatole di fermenti che su di me non avevano alcun effetto, e mentre continuavo a provarne di tutti i tipi la situazione andava peggiorando, così eliminai ogni traccia di lattosio dalla mia alimentazione, ma le cose non facevano che peggiorare. Già dal mese di aprile avevo iniziato ad accusare un forte senso di spossatezza, al quale non davo peso per via dell’enorme stress che comporta avere una figlia di due anni, essere una studentessa universitaria e una casalinga allo stesso tempo, ma nel giro di pochi mesi mi ritrovai nella stessa situazione di quella volta che arrivò l’orticaria. Durante il mese di Settembre arrivarono il prurito fortissimo, le chiazze rosse su tutto il corpo, la diarrea ed il vomito, le piccate allo stomaco divennero dei crampi insopportabili che a volte durvano più di un quarto d’ora, e dai 45 kg che pesavo a maggio arrivai a pesarne 39 kg scarsi. La spossatezza tornò ad essere affanno anche nel respirare, arrivata al mese di Dicembre ero un vero e proprio cadavere, non mi reggevo dai giramenti, vomitavo solo al pensiero di dover mangiare e non avevo quasi più il ciclo, a questo punto avrei dovuto prendere il Colopten, quindi che fare? Arrivai al punto di chiedere ad un mio zio Colonnello che era in missione a Parigi, di indagare sulla sparizione del Colopten direttamente presso il laboratorio che lo produceva, ma a nulla servì, entrambi i laboratori Debat erano stati chiusi per non si sa quale motivo, e l’unica cosa che furono in grado di dire fu che il Colopten era stato tolto perchè era solo dell’inutile acqua, che non c’è niente di analogo quindi era inutile continuare a cercare….Navigando in internet trovai in un forum il post di una donna davvero sorprendente…anche lei era disperata per la scomparsa del Colopten ma non era ne intollerante al lattosio, ne affetta dalla sindrome del colon irritabile, era celiaca e raccontava che prendendo il Colopten la prima settimana di ogni mese, poteva mangiare qualche cibo contenente glutine senza sentirsi male. Nelle mie condizioni non restava altro che andare in ospedale, ma in quello della mia città non avrei di certo messo piede…non controllavano neanche gli eccipienti delle medicine, figuriamoci se mi sarei fidata in questa situazione! Andai in cura presso l’ospedale San Carlo a Roma, dove raccontai la mia vicenda e anche l’esperienza di questa donna celiaca. Iniziai facendo tutte le analisi comprese quelle per la celiachia e quelle delle feci ma non risultò niente così il professore che mi aveva in cura mi chiese di fare la gastroscopia ed io accettai, devo ammettere che non riuscivo a credere a quello che mi stava capitando ma decisi di farla, se fossi risultata celiaca anche io, avrei avuto una prova schiacciante sull’efficacia del Colopten. Prima di eseguire la gastroscopia provai per un mese una nuova cura molto forte di fermenti lattici, assieme alle pasticche di Lacdigest (integratori di lattasi per digerire il lattosio), ma fui costretta a interromperla per via dei peggioramenti. Arrivarono i risultati della biopsia, che confermarono la mia intolleranza al lattosio (tutt’altro che guarita) ed evidenziarono (di primo livello * su ***, questa l’attuale classificazione in uso) una lievissima Celiachia. Inutile dire quanto mi disperai in quel momento, e quanto piansi nei giorni seguenti, tutto stress che non faceva che aggravare la mia situazione, tornando a perdere peso e appetito e così come tutte le cure che avevo fatto fino a quel giorno, anche l’eliminazione del glutine servì a poco.

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